Ansira
Il vuoto e la sua vanità
rock
In parole povere: ben suonato ma poco coinvolgente.
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Qui in Italia siamo pieni di bravi musicisti. Poi ci sono musicisti molto bravi che hanno molte idee, e musicisti molto b
ravi che di idee ne hanno davvero poche. Gli Ansiria di idee ne hanno eccome, hanno anche le giuste spinte nell’ambiente (visto che il cantante Irvin Vairetti altri non è che il figlio di Lino, frontman degli Osanna, storica progressive rock band italiana degli anni ’70) e, soprattutto, sono bravi musicisti.
Esce per FullHeads il loro primo disco, Il Vuoto E La Sua Vanità, un piccolo viaggio di rock d’autore che ammicca come sonorità a quel mostro sacro di Jeff Buckley (altro figlio d’arte) ma che riesce a mantenere una sua italianità grazie non tanto alle tematiche affrontate, quanto soprattutto alla scelta dell’italiano come lingua cantata.
Che dire? Il loro rock a tratti da pianobar è in se perfetto, non mostra pecche particolari. Sono dei musicisti eccezionali, la scelta dei suoni è impeccabile e la produzione non ammette repliche. Però quello che si riscontra, nell’ascoltatore, è una certa freddezza di fronte a questo disco. Manca il coinvolgimento, il calore, il fervore. Sarà un problema della musicalità della voce, a volte esageratamente cercata ed inevitabilmente sforzata; oppure sarà che il rock d’autore riesce a sfondare solo in presenza di geni assoluti della musica e della poesia; fatto sta che questo disco, un buon disco, fatica a scorrere nelle vene dell’ascoltatore.
Articolo scritto per Loudvision http://www.loudvision.it/musica-dischi-ansiria-il-vuoto-e-la-sua-vanita–5423.html
Note: in realtà questo disco mi è piaciuto davvero poco, ma me ne sono reso conto solo dopo averne pubblicato la recensione su Loudvision. Il grosso problema degli Ansiria è la voce di Irvin Vairetti, che a me personalmente non piace per nulla (senza considerare la povertà dei testi).
