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I Quartieri: Nebulose

giugno 16, 2011

I Quartieri

Nebulose

indie-dream-boh pop

2010

In parole povere: Urrà!

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Qui in Italia non c’è nulla. Qui in Italia la musica non vale nulla. Se vai in Inghilterra sai quante belle band trovi, che valgono mille volte quelle che qua in Italia hanno anche un discreto seguito? E pure se vai negli Stati Uniti, non puoi immaginare. Ma perché scusa in Francia? Se si parla di elettronica loro sono i migliori, almeno per quanto concerne l’house. Sì ma pure in Germania ci sono delle band troppo fighe, coattissime. E le band di frikettoni drogati in Spagna? Ah beh.

Ah. Beh.

Quando io me ne uscii dicendo “a me questo Ep dei Quartieri piace un sacco” (ma poi un sacco di cosa?), un coraggioso cavaliere dell’ordine dei relativisti pronunziò petto in fuori: “Mo’ ti fomenti per una stronzata che esce in Italia quando nel mondo ci sono band che fanno la stessa cosa mille volte meglio“. Venni accusato di provincialismo musicale, non so dire se a ragione. Però quando mi metto a pensare a band che hanno costruito il loro immenso successo sul nulla (gente come i Pains Of Being Pure At Heart, o come gli XX; gente che piace anche a chi “se ne intende” di musica) allora qualche matassa nel mio cervello va complicandosi, ingarbugliandosi; ed infittendosi il gomitolo spesso mi capita di naufragare nei meandri della mia mente, ed il naufragio non m’è dolce. Annego, annaspo, e come al solito non ne cavo un ragno dal buco. Quest’esterofilia tutta nostra non l’ho mai capita e mai la capirò; riesce anche ad accecare le più illuminate tra le menti che mi circondano.

Fattostà che i Quartieri con Nebulose hanno partorito un gran bel lavoretto “buono per tutte le orecchie”. E’ questo infatti un Ep approcciabile, che non si nasconde e non si lascia scoprire, ma che si mette a nudo con una naturalezza che quasi sconcerta. Un Ep che cela solo il potenziale di una band che, persisto su questo punto da un po’ di tempo, è destinata in qualche modo ad entrare di diritto tra le più belle realtà del paese.

Il loro indie rock onirico, fatto di ampi tappeti sintetici dove si intrecciano curiosi arpeggi e contrappunti, mi ha colpito dritto al cuore. A volte ricordano i Belle and Sebastian per sensibilità e delicatezza, intrecciando dolci accordi con la calma voce di Fabio (sbaglio?) in una quasi sussurrata armonia chamber pop [La stanza di Mimì]; a volte riportano alla mente i Mercury Rev durante le loro improvvise digressioni sintetiche [Nebulose]; altre volte ancora par di rintracciare gli Slowdive durante l’incedere uniforme e grazioso di atmosfere sognanti [Confessioni di un artista di merda]. Ricordano, riportano alla mente, paiono sembrare: ma fondamentalmente il loro più grande pregio è quello di essere i Quartieri e nient’altro.

Nessuna copia spiccicata, nessun plagio sotto forma di citazione. E sarà merito dei testi così intensi e così “maturi”, sarà merito della voce calda che sembra essere sempre più una rarità tra le band di oggi, sarà merito degli arrangiamenti e delle ponderate incursioni noise, sarà merito del basso profilo che mantengono (per indole o per forza di cose, questo non posso saperlo), sarà merito di Dio (il gigante invisibile che esiste ma che quando lo chiami lui non risponde), sarà merito di Luigi Tenco che qualcuno all’interno della band ha sicuramente influenzato, sarà merito dei Fine Before You Came che cito ormai appena possibile e volentieri a sproposito (stanotte li ho addirittura sognati), sarà che non so più che dire, ma questi Quartieri sono veramente bravi.

Un parere poco soggettivo, il mio. Molto poco. E una recensione troppo lunga, una di quelle che non mi piacciono per niente.

Il disco lo trovate su mediafire, però se vi piace ve lo dovete comprare nè? Sempre che abbiate i soldi, naturalmente.

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2 commenti

  1. Dai cazzo, lo ascolto subito, m’hai fomentato.


  2. un album bellissimo e dal vivo sono bravi, bravi! Musicalmente mi considero “esterofilo” ma non “esterofico”” nel senso che sinceramente non si tratta di scegliere o seguire una tendenza quanto di fare due conti e porgere il cuore al cospetto della musica. La musica italiana non mi emoziona o lo fa molto raramente. Ma questo ep è uno spettacolo, l’ho amato sin dal suo debutto, è tutt’ora uno degli album più ascoltati del mio ipod e non penso di ascoltare poca musica.
    Ultima cosa, come non vederci una importante influenza dei Radiohead nel loro lavoro?
    Un saluto 🙂

    IPostmoderni.



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