Archive for the ‘playlist’ Category

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Playlist #3

ottobre 7, 2011

La terza playlist m’è venuta in mente sfogliando QUESTO blog che, in soldoni, permette di ascoltare le canzoni citate da Simon Reynolds nel suo libro Rip It Up And Start Again, meglio conosciuto qui in Italia con il titolo (molto meno catchy) Post-Punk 1978-1984. E’ un librone, poco da dire. Quell’uomo viene definito, a ragione, il più grande critico musicale vivente. Ogni sua opera letteraria è una vera e propria enciclopedia del sapere contemporaneo che fonde storia, filosofia, sociologia, psicologia, politica, e naturalmente musica. La playlist conta le canzoni tratte dai dischi che ho scoperto, un po’ d’anni fa, grazie a questo libro.  Canzoni che mi hanno segnato profondamente. Ma giustamente a voi cosa cazzo ve ne può fregare? Non ha neanche senso che le pubblichi queste playlist. Sono una forma di autocompiacimento e basta. Autocompiacimento cosa? Niente, questa è l’ultima playlist. Però poi non metti il link su twitter così non la pubblicizzi ed è ochei, sei d’accordo con te stesso. No seriamente non ti seguo. Il discorso è che tu, se pubblichi questa playlist senza pubblicizzarla, non farai altro che pubblicarla per te stesso. Sì, ma potrei evitare di farlo. Vero, ma hai scritto troppo fino ad ora, ti pare che non la pubblichi? Dici che sono un vanesio? Ah, puoi dirlo forte: un vanesio insicuro. Bello. Dai pubblica ‘sta playlist e vatti a vedere Studio Sport che magari parlano della Roma.

  1. Public Image Ltd – Annalisa
  2. Magazine – Shot By Both Sides
  3. Subway Sect – Parallel Lines
  4. Pere Ubu – 30 Seconds Over Tokyo
  5. Devo – Mongoloid
  6. James Chance and the Contortions – I Can’t Stand Myself
  7. The Pop Group – We Are Time
  8. Gang Of Four – At Home He’s Like A Tourist
  9. Talking Heads – I Zimbra
  10. Wire – Mercy
  11. The Fall – Repetition
  12. Cabaret Voltaire – Henderson Reversed Piece Two
  13. Human League – Being Boiled
  14. Scritti Politti – Skank Bloc Bologna
  15. Young Marble Giants – Final Day

Poi c’è tutta la seconda parte del libro che però non ho letto perché, a un certo punto, ho cominciato a leggere Dostoevskij. Chi me l’ha fatto fare? Meno male che ho smesso, così posso riprendere Rip It Up.

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Playlist #2

maggio 23, 2011

Playlist a tema: golden age hip hop, gente negra che parla incazzata col microfono (con un inserimento whitey).

Public Enemy – 911 is a joke

Wu-Tang Clan – Shame On A Nigga

Beastie Boys – Shake Your Rump

A Tribe Called Quest – Buggin’ Out

De La Sould – Me, Myself and I

Jungle Brothers – I’ll House You

The Roots – Good Music

Nas – N.Y. State Of Mind

Run D.M.C. – Run’s House

Non è la playlist di uno che ne sappia molto di hip hop. Io in realtà ne so ben poco, come ne so ben poco di musicaasdasdasd. Questa l’ho stilata così, su due piedi, cercando di mettere tutta bella roba molto vecchia, ma non troppo, orientativamente compresa tra il 1988 e il 1994 se non erro. Può essere che Nas sia addirittura successivo, ma io davvero non ricordo. So solo che l’hip hop è un genere fichissimo come può esserlo il rock. Solo che quello che passa è un sacco di merda e nient’altro. Alla fine personaggi merdosi del calibro di Snoop Dogg e Jay Z avevano un super passato più che rispettabile. Bei tempi quelli. Madonna i negri stanno avanti c’è poco da fare, e i Beastie Boys si sono ficcati in mezzo un po’ alla cazzo di cane. Volevo ricordare che comunque amo Eminem nonostante non faccia parte di questo “periodo storico” del genere, e volevo anche dire che probabilmente nel genere il miglior disco è Fear of a Black Planet dei Public Enemy. Fatemi sapere che ne pensate, a me la musica mi piace tanto. Di hip hop fico in Italia non ne abbiamo tanto: molta della roba che abbiamo è carina ma davvero poco interessante. Poi naturalmente parlo di MAINSTREAM perchè non sono esperto della scena underground del nostro paese. Ho sentito parlare una volta di tale Dj Mike che pare sia molto bravo, dovrei informarmi di più. Poi ci sono gli astrusissimi Uochi Toki che a me piacciono moltissimo, sia per le loro pernacchie elettroniche sia per i testi al veleno. Ochei credo di aver scritto abbastanza per oggi vi sallustio, halò.

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Playlist #1

maggio 17, 2011

Prima playlist: 10 canzoni che in questi giorni ho ascoltato con particolare piacere

1)   I Quartieri – 2009

2)   Public Image Ltd – Annalisa

3)   Fratelli Calafuria – La nobile arte

4)   Il Teatro degli Orrori – La canzone di Tom

5)   Hüsker Dü – Diane

6)   Distanti – Forsennati

7)   Deerhunter – It Never Stops

8)   Teho Teardo – Maps of Immagination

9)   Cap ‘n Jazz – Little League

10) Fine Before You Came – Lista

Di band come I Quartieri e Fine Before You Came ne ho già parlato in questo blog. Annalisa dei PiL mi fa impazzire, sarà la sua essenza così punk nonostante il giro di basso tipicamente dub talmente impertinente da spazientire dopo 6 minuti. I Fratelli Calafuria sono una bandcapnjaazz di polentoni molto bravi, molto autoironici, che propongono un rock guascone e molto più alternativo di tanta gente che va in girò con i capelli sporchi ed una barba lunga così. La canzone di Tom de Il Teatro degli Orrori era una delle mie preferite circa due anni fa; adoravo quel disco e quella canzone in particolare, che ha rievocato in me bei ricordi. Gli Hüsker Dü sono invece da sei mesi a questa parte la mia band preferita, li ascolto tutti i giorni e canticchio (urlicchio) le loro canzoni in lungo e in largo, ovunque io mi trovi. Diane è una canzone bellissima tratta dal loro Ep Metal Circus, una sviolinata punk dalle tinte grigio malinconiche che spezza il cuore in due. I Distanti sono dei giovanotti italiani che fanno parte della famiglia Triste, quindi un po’ tutti saprete cosa aspettarvi da questi ragazzi. Sono molto particolari, i loro arrangiamenti sono molto più vicini al folk che al post-rock a cui potevano averci abituati i FBYC, mantenendo comunque delle fondamenta hardcore piuttosto evidenti. It Never Stops dei Deerhunter è un bel pezzo “pop” tratto da Microcastle, capolavoro rock psichedelico della prima decade degli anni 2000. Maps of Immagination l’ho ascoltata per la prima volta stamattina, visto che dovevo recensire il disco di Teho Teardo per rockshock, e devo dire che questa canzone mi ha colpito per la sua maestosità, la sua imponenza, e naturalmente per quel non troppo vago sentore di malinconia che rende ogni bella canzone un capolavoro. E per concludere, i Cap ‘n Jazz. Davvero, chi non conosce i Cap ‘n Jazz deve subitissimamente provvedere in qualche modo, perchè questa band negli anni ’90 ha sconvolto, perfezionato, infiocchettato il post-hardcore di matrice emo, in maniera oltretutto più che involontaria (erano dei ragazzini che suonavano durante i concerti delle scuole, mica affermati musicisti). Little League è la opener del loro unico, impronunciabile album, e rende appieno lo stile del disco.

Insomma questo è uno dei post più inutili della storia.